Dopo circa un anno e mezzo del cammino di formazione intrapreso dal CSI Vallecamonica con la collaborazione di FEDABO si può dire che il Comitato camuno ha a disposizione un bel patrimonio educativo rappresentato dagli allenatori. La conferma nell’incontro con Paolo Erba, che ha contribuito in modo sostanziale a questa crescita, dedicato alla spinosa questione del rapporto tra genitori e attività sportiva. Ospiti dell’Oratorio di Capodiponte una quarantina di allenatori che hanno dato dimostrazione ancora una volta di avere tanta passione ma anche tanta competenza educativa. “Dire, fare, baciare, lettera e testamento” su questo vecchio gioco popolare di cortile Paolo Erba ha costruito il suo intervento.
“DIRE, torniamo sul significato di rispetto, cioè ritornare con il pensiero sulle situazioni per trovare una soluzione. Le emozioni portano alla parola e quindi ad una risposta che spesso porta alla violenza come risoluzione dei conflitti”. L’altro limite è quello del tempo, dell’urgenza di trovare delle risposte quando invece serve tempo perché il percorso educativo possa realizzarsi.
“FARE, ci sono diversi tipi di genitori: i polemici (si devono la sciar parlare, sfogare), i contro leader (che cercano di prendere il posto dell’allenatore che quindi devono essere tenuti dalla propria parte), i fuga sotto (bisogna conoscere le dinamiche del gruppo e cercare di limitare la loro azione), i te “pompa che me sbrofe” (quelli che sanno tutto e quindi bisogna lasciar parlare), i vincere-vincere-vincere (giochiamo per vincere ma quello che ci piace è il processo per arrivare alla vittoria, ci sono vittorie che hanno bisogno di più tempo).
A proposito del percorso per arrivare alla vittoria Paolo Erba ha ripreso le parole della nuotatrice Benedetta Pilato intervistata dal giornalista Mario Calabresi. Tra gli spunti che sono emersi in questo piacevole colloquio c’è l’errore come motore primo della crescita umana, sportiva ed educativa. “É un mantra da ripetere continuamente. Sbaglio, capisco e rifaccio”. Che il sacrificio è un mezzo, non un fine. La disciplina è un mezzo, non un fine. “Con buona pace dei Camuni.” Che si può piangere di gioia per un quarto posto, se la gara è la fine di un’esperienza (“io nuoto per me, per superare i miei limiti”), e non il fine di un’esperienza. “Spostatela sull’apprendimento, questa cosa, e percepite quanto è detonante, interiormente, questo pensiero.” . Che i giovani sono divertenti. “Perché si divertono. Non sono noiose macchine monotematiche. Questa è una che quando non nuota cazzeggia. Mica guarda e riguarda nuoto. Fa cose, incontra gente, si diverte. Insomma, vive.”
“BACIARE. Capire il perché si verificano sono alcune azioni. Il “distacco” dai propri figli che agisce come attenuante per i genitori. Il veder realizzati dai figli i propri sogni, ma sono sempre delle storie diverse. Profezie che si auto avverano come i giudizi sulle capacità tecniche dei ragazzi (bravi o scarsi, giudizi da non formulare pubblicamente)” .
“LETTERA. Trovare delle strategie fissando regole e limiti, a questo proposito è centrato il detto camuno “a eser trop bù he dienta macù”. Fissare regole e limiti ai genitori perché quando lo spazio educativo è “pulito” si è invogliati a mantenere questa pulizia. Dobbiamo cercare di appassionare i genitori al nostro progetto, alla nostra strategia educativa. Perchè se perdi la gioia nel fare le cose sei morto. O sei un adulto triste che passa il tempo ad aspettare il tempo che passa, come Capitan Uncino angosciato dalla sveglia che ticchetta nella pancia del coccodrillo. Stare insieme è faticoso ma diventa vincente quando prendiamo decisioni condivise.”
Un esempio recente di una società sportiva che punisce i genitori indisciplinati escludendo i loro figli dalle convocazioni per la partita. “La pena è un luogo educativo, se è riempita di silenzio, e di significato, dal mondo adulto. Penso a quanto la stiamo menando sull’idea che dobbiamo punirli, questi gnari. Non abbiamo capito proprio niente: una punizione senza pensiero educativo è solo, semplicemente, sadismo. Adulto. Siamo adulti sadici.”
Il TESTAMENTO l’hanno scritto gli allenatori presenti all’incontro che hanno lavorato in gruppo su alcuni spunti proposti da Paolo Erba.
È stato chiesto quali sono gli elementi positivi e negativi del rapporto con i genitori, quali sono le minacce per il ruolo di allenatore e, a conclusione dei lavori, ogni gruppo ha scritto una “proposta di legge” per regolare i rapporti con i genitori. Sono emersi interessanti spunti di riflessione che saranno elaborati e messi a disposizione degli allenatori. L’incontro si è concluso con l’arrivederci al terzo appuntamento formativo che è inserito nel progetto “Insieme si vince” promosso in collaborazione con ATSP di Vallecamonica. Gli allenatori si riuniranno nella sala Mazzoli della Comunità Montana a Breno sabato 31 gennaio alle ore 15:30; tema dell’incontro è «CHIEDO RISPETTO» con FRANCESCO MESSORI fondatore della Nazionale Italiana Calcio Amputati, Responsabile nazionale CSI per la Promozione Sportiva delle Attività delle persone con disabilità e dirigente del settore femminile del Sassuolo Calcio. All’incontro formativo rivolto a tutti i dirigenti, allenatori ed educatori sportivi, sacerdoti, religiosi, educatori degli oratori, genitori parteciperanno anche allenatori e atleti della Polisportiva Disabili Valcamonica.



