Il Natale è un gioco di squadra

“Lo sport è un ‘generatore di comunità’, soprattutto per i giovani perché crea socialità, fa nascere amicizie, partecipazione e senso di appartenenza”. (Papa Francesco)

La frase di papa Francesco si concretizza specialmente in questo periodo natalizio nel quale ognuno di noi sembra essere più aperto e generoso verso il prossimo. La condizione di attenzione e accoglienza che dovrebbe caratterizzare la nostra vita presente, nella quotidianità di tutti i giorni, è considerata un’eccezione. Qualcuno parla di una mancanza di amore verso le comunità, verso il prossimo. Si cercano i colpevoli: la pandemia, la mancanza di certezza nel futuro, la perdita dei valori. Questo fenomeno non è nuovo ma torna ciclicamente in molti momenti della storia dell’umanità. Sto leggendo alcuni scritti di Fëdor Dostoevskij, scrittore russo vissuto nell’800, che commenta in un circolo di artisti nel Natale del 1875, a san Pietroburgo: “Tutti sembrano felici, ma invero nessuno è davvero contento, e allora occorre togliersi la maschera dal viso, guardare oltre, perché non si può avere la gioia se non si scopre quanta sia la bellezza che ognuno ha dentro di sé”. Spesso noi cerchiamo e amiamo il Natale per le tradizioni e i ricordi, mentre dovremmo cercare di guardare all’accoglienza e al “fare squadra”: ci si appoggia e si sostiene fra membri di un “unico corpo”. Ma non è banale però ricordarci che senza una speranza più grande, quella bellezza dentro di noi di cui parlava Dostoevskij, anche delle nostre attività, degli oratori, dei giochi, dello stesso sport, sono un grande diversivo e non molto di più. Diventano una grande distrazione, un modo come un altro per non pensare. Il Natale invece ha un volto ben definito ed è Gesù che desidera entrare nella nostra vita e la fa vera, se ci accorgiamo di Lui nei gesti quotidiani e gli permettiamo di porre la sua tenda in mezzo a noi. Oggi parlare di Gesù fa imbarazzare e fa “storcere il naso” a molti.

Ma Lui mi pone una domanda chiara: puoi io essere felice della felicità dell’altro?

Penso sia proprio questo il traguardo da raggiungere e conservare. Ed è proprio questo che rende lo sport e il CSI un luogo di relazioni per il nostro bene e il bene dell’altro. Dopo alcune telefonate fra amici per auguri e ricordi del passato ancora una volta ricordo cosa sia lo sport nel profondo: sono i volti delle persone, la loro crescita, i loro affetti. E l’amore, la rabbia agonistica e il perdono che si semina soprattutto nei nostri campi, nei nostri spogliatoi, sulle nostre piste. Luoghi che ad un primo sguardo ci sembrano spesso inadatti a viverlo, forse anche fra fatiche e sudore, ma che concretizzano il volto del Signore che viene per incontrarti, giocare con te e attraverso la tua passione diventando luce e testimone per gli altri.

Buon Natale a tutte le vostre comunità, società sportive, squadre e famiglie.

Don Andrea

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