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Un ponte tra ordinario e straordinario

Un anno fa abbiamo presentato un programma molto impegnativo in venti punti per il CSI del futuro. In dodici mesi, rileggendolo, siamo riusciti a realizzare solo alcune di queste idee ma, con grande impegno e grazie all’aiuto dei numerosi volontari dell’associazione, abbiamo proposto un’azione propedeutica al nostro progetto. Ci siamo presentati a tutti chiedendo semplicemente fiducia, “Fidatevi del CSI”. Alle società sportive prima di tutto proponendo alcune novità, sforzandoci di far capire che la nostra proposta sportiva è diversa dalle altre, è più faticosa da vivere, ci sono regole e comportamenti da seguire e spesso non coincidono con i desideri dei più. Abbiamo chiesto agli allenatori di fidarsi di noi quando sosteniamo che la formazione è fondamentale nell’attività sportiva. Abbiamo chiesto alle parrocchie di fidarsi di questo progetto educativo e di camminare insieme per realizzarlo. Ci siamo confrontati con gli enti, le amministrazioni comunali e alcune aziende per cercare di far capire il valore aggiunto del CSI sul territorio. La stessa richiesta l’abbiamo rivolta ad una parte del mondo scolastico camuno perché pensiamo di avere qualcosa da dire in un mondo, quello giovanile, dove siamo abbondantemente presenti con le nostre proposte. Siamo andati da chi si occupa delle persone disabili e abbiamo chiesto, ed ottenuto, la loro fiducia per utilizzare insieme lo strumento potente di integrazione rappresentato dallo sport. Ci siamo rivolti anche al CSI regionale e nazionale chiedendo fiducia nei nostri confronti sulla capacità di promuovere eventi sul territorio. Il bilancio di questa campagna promozionale dei nostri valori? Pur con qualche limite, tante difficoltà, alcuni ritardi, alla fine lo ritengo positivo. Non abbiamo inventato niente, la nostra storia, e due esempi saranno riconosciuti con il Discobolo d’oro questa sera, ci consente di essere credibili in questa richiesta di fiducia. Ma come dice qualcuno la storia, pur importante, non è il futuro, dobbiamo aggiungere qualcos’altro. La ricchezza delle società sportive e delle persone che compongono l’associazione ci consentono di pensare e progettare questo qualcosa in più. Il testo della canzone di Jovanotti “Mi fido di te” chiede ad un certo punto “Cosa sei disposto a perdere?”, noi abbiamo chiesto cosa siete disposti a guadagnare o ad investire, non certamente in termini economici, dalla condivisione delle idee e delle proposte del CSI Vallecamonica. Interrogativo che continueremo a porre anche nella prossima stagione ma con una sicurezza in più: quella di avere la fiducia di tanti. Non ci si può fermare però all’ordinario. Bisogna pensare a tutti quelli esclusi dalla nostra attività; in Vallecamonica ci sono ancora tante persone e altrettanti gruppi alla ricerca di qualcuno a cui affidarsi. A questa richiesta dobbiamo rispondere ancora più convinti: “C’è il CSI Vallecamonica” e dobbiamo quindi impegnarci per far incontrare l’ordinario a tutto lo straordinario che c’è intorno a noi. Impegnarci per le società sportive in difficoltà perché non hanno i mezzi, le strutture, le persone, dobbiamo essere pronti a dare una mano. Pensare agli atleti che non hanno i talenti sportivi e rimangono ai margini dell’attività, dobbiamo offrire l’opportunità di diventare a loro modo protagonisti. Le discipline sportive in affanno non vanno lasciate per ultime, come associazione dobbiamo fare uno sforzo per promuoverle. Alle persone disabili dobbiamo offrire le stesse opportunità date ai nostri ragazzi per integrarli non solo a parole nella società. A chi sta con fatica dentro le regole dobbiamo proporre modelli sportivi che rispondono ai loro desideri. A chi è ospite nel nostro territorio siamo chiamati a dare l’opportunità di integrarsi perché lo sport è uno strumento importante per aiutare queste persone e lo scambio di esperienze arricchisce non rende più povera la nostra associazione. Alle richieste di aiuto dai paesi più poveri abbiamo dato e dobbiamo continuare a dare risposte perché con i valori dello sport possiamo davvero “aiutarli a casa loro”. Parafrasando don Milani se lo sport del CSI perde gli ultimi non è più il nostro sport. “È un ospedale che cura i sani e respinge i malati”. È un compito facile? Certamente no, anzi è probabilmente una missione impossibile ma abbiamo il dovere di provarci; è questo il momento davvero di interrogarci su cosa possiamo fare noi per la società, per il nostro territorio e non voltare lo sguardo dall’altra parte ed aspettare che siano gli altri a fare le cose al nostro posto.
Se si perde loro (i ragazzi più difficili) la scuola non è più scuola. É un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Don Milani

Il Presidente - Ganassi Giuliano