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Tra il sogno olimpico e il bisogno di uno sport umano

Il Coni si rinnova e mette fra gli impegni per il futuro immediato una confermata attenzione per il sociale. Lo aveva ribadito Giovanni Malagò, all’indomani della sua recente rielezione, e lo rafforzano tante Federazioni che nel segno del turn over dei presidenti (il rinnovamento ai vertici federali è stato pari al 37%) si apprestano ad iniziare un nuovo cammino di promozione dello sport, a tutti i livelli, in tutte le istituzioni preposte (Federazioni ed Enti di promozione sportiva in particolare): dalla formazione dei campioni del domani alla diffusione dello sport ovunque, fin negli angoli più nascosti della società civile. Si tratta ora di vedere come si concretizzeranno tanti progetti che in parte sono già stati realizzati, specie negli ultimi tempi, e in parte invece devono ancora essere riempiti di contenuti. Di certo il presidente del comitato olimpico intende fare sul serio. Federazioni ed Enti di promozione sportiva sono pronti ad aiutare lui e la sua nuova squadra, perché di sport la nostra società ha grande bisogno. Ha necessità di luoghi attrattivi verso i giovani, di aggregazione e di educazione, di formazione e di crescita all’interno delle diverse discipline sportive. Giustamente però Malagò parla di “sogno olimpico”. Da parte nostra ci riproponiamo con la trasparenza di sempre per continuare a fare quello che sappiamo meglio fare. Abbiamo alle spalle oltre 70 anni di militanza nei quartieri, nelle scuole, negli oratori, nei centri sociali. Siamo presenti dove si praticano sport individuali in palestra e all’aperto, siamo sulle piste da sci come in strada con il ciclismo e tanto altro ancora. Non “produciamo” campioni, ma possiamo continuare ad essere, come sempre siamo stati, il miglior terreno di coltura iniziale. Il Centro Sportivo Italiano non persegue lo sport olimpico ma forma bambine e bambini, ragazze e ragazzi, donne e uomini al rispetto e all’amore per le discipline sportive. Su questo terreno fecondo sono poi cresciuti fior di campioni che hanno dato esempi spesso meravigliosi di come si possa arrivare ai vertici mondiali mantenendo fede alla propria origine, alla cultura e alla capacità di conseguire anche i risultati più prestigiosi. Perché, non dimentichiamolo, campioni si diventa se da piccoli si è fatta scuola di valori, di sacrificio, di dedizione, di generosità, di lealtà. Ecco dove sta la continuità fra la nostra realtà promozionale, tanto diffusa quanto poco conosciuta dalla grande comunicazione, e quella più specialistica delle Federazioni. Questo compito educativo e formativo lo sentiamo fortemente nostro, anche se i riflettori vengono puntati da altre parti, anche se le tv, i giornali, le radio e tutti i social spesso impazziscono per le mirabili gesta di qualche campione, assurto quasi ad idolo. Noi vogliamo continuare a lavorare di cesello per contribuire, con le Parrocchie, con gli Oratori, con le famiglie, e le società sportive con i servizi sociali, sportivi e culturali delle Amministrazioni comunali, a modellare le donne e gli uomini del domani. Donne e uomini ricchi della loro umanità prima ancora di essere campioni. Anzi: campioni perché ricchi della loro esperienza umana da offrire come esempio ai giovani.