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Mobilitiamo l'esercito dell'educazione

Finalmente è stato posto con forza all’attenzione di tutti il problema delle aggressioni agli arbitri. Un fenomeno tenuto lì sotto traccia ma dai contorni inquietanti. Siamo arrivati, nei campionati di federazione, a trecento pestaggio nel 2018. L’ultimo, quello del giovane arbitro laziale aggredito da un calciatore e finito in ospedale, ha fatto scattare la reazione che ha coinvolto oltre alla federazione anche il governo. Nel Lazio la settimana scorsa non sono stati designati gli arbitri per gli incontri di calcio di alcune categoria. Provate adesso a giocare senza il direttore di gara è il messaggio mandato a tutti, dirigenti, allenatori, calciatori e spettatori. Può la repressione fermare questa spirale di violenza? No. È utile per dare un esempio, per far capire a certe persone che non amano il buon senso di rispettare chi ogni settimana ci permette di praticare sui campi o nelle palestre la nostra passione sportiva. Molto più utile però imboccare la strada dell’educazione. Il patto educativo tra arbitri e allenatori può funzionare meglio delle squalifiche o delle radiazioni. Su questo aspetto punta il CSI nei corsi di formazione che ogni anno organizza per gli allenatori. Allenatore e arbitro devono essere i punti di riferimento per tutti i protagonisti prima, durante e dopo l’incontro sportivo. Queste due figure devono viaggiare in sintonia, con il loro esempio possono garantire un’occasione di crescita umana, civile e sportiva dei ragazzi. Capita di essere in disaccordo ma queste differenti opinioni non devono diventare occasione di conflitto. Quando un arbitro, come è capitato in un nostro campionato, invita l’allenatore a sostituire un ragazzo perché si è dimostrato poco corretto non si può fare finta di niente. Il direttore di gara ha messo in pratica una mossa educativa che va al di là del regolamento. L’allenatore non può ignorarla, deve essere in sintonia con questa decisione per aiutare il ragazzo a crescere, a capire il suo errore senza passare dalla sanzione. Questo è un esempio ma se ne possono fare altre decine che capitano durante la stagione sportiva. Lo stesso discorso vale per i dirigenti di società. Essere fermi a condannare certi gesti ed atteggiamenti, essere pronti ad accogliere l’arbitro quando arriva per dirigere un incontro, farlo sentire come a casa propria, sono elementi che aiutano gli arbitri nello svolgere al meglio il loro ruolo. Piuttosto che mobilitare le forze dell’ordine per presidiare gli impianti sportivi meglio mobilitare l’esercito dell’educazione.