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Tuteliamo i valori sociali ed economici della pratica sportiva

L’attività sportiva, è fondamentale per lo sviluppo integrale ed equilibrato delle persone. Quando la pratica sportiva è sostenuta dalle Istituzioni, la conseguenza diretta è un miglioramento complessivo della società. Forse il concetto così sintetizzato è un po’ forte e merita perciò una declinazione. Tutti gli studi dimostrano che l’attività motoria è essenziale per l’equilibrio psicofisico e per la tutela della salute. Ancora oggi non ci si rende ben conto di quanti danni arreca alla salute della gente, di ogni età, la scarsa attività motoria. Eppure i dati sono chiari: il 35% degli Under 18 non pratica alcuna disciplina sportiva e due terzi della popolazione, cioè circa il 66 % degli italiani, non fa alcuna attività fisica. Un disastro.
In compenso esplodono le cosiddette malattie del benessere che gravano già ora sulla vita di ragazzi, giovani, donne e uomini, ma che proiettano nel futuro una società formata da malati cronici, sofferenti, da curare ed assistere.
Non meno importante è il valore sociale ed economico della pratica sportiva. Nei ragazzi la relazione che si instaura attraverso la condivisione di un’attività sportiva, non necessariamente di squadra, è fondamentale perché crea partecipazione, fuoriesce dall’individualismo, elabora modelli solidali, essenziali alla formazione e all’ educazione dei giovani stessi. Lo sanno bene le famiglie, che affidano con fiducia i loro figli alle società sportive, e lo sanno gli esponenti delle istituzioni civili che si occupano della comunità. I ragazzi che fanno sport sono “sottratti alla strada” e ai pericoli ad essa connessi. Penso con piacere alla ricaduta, importante, per il sereno sviluppo dei giovani quando avviene in un contesto di squadra, di amicizia, di adulti che sorvegliano e guidano. Lontano dai pericoli e dentro un ambito relazionale educativo.
Il Csi ha sempre fatto la propria parte, fungendo da riferimento per le società sportive, specie quelle piccole e meno strutturate. Ha costruito relazioni con il mondo della scuola, ha percorso un lungo tratto di storia sociale e sportiva insieme con gli Oratori di tutta Italia, condividendo proposte e progetti. Perciò, a maggior ragione, oggi il Csi sente la responsabilità di generare una nuova energia a favore della promozione sportiva. Lo fa rivolgendosi alle istituzioni pubbliche, al mondo scolastico, alle famiglie.
Stiamo ancora elaborando il lutto collettivo per l’assenza della Nazionale nei mondiali di calcio, ma ho trovato ben poche tracce di attenzione sull’enorme patrimonio umano, civile e sportivo rappresentato dall’esercito di dirigenti al servizio delle piccole e numerose società sportive minori. Gente capace di portare sulle spalle responsabilità di organizzazione dell’attività ludica e sportiva (in quanti conoscono le difficoltà connesse alla formazione delle squadre da iscrivere ai campionati?). Persone capaci di sopportare i rischi connessi ad una normativa fiscale ingarbugliata, agli aspetti legali sempre più pesanti, alle responsabilità sanitarie.
Questa è la ricchezza vera dell’Italia che vuole fare sport, e come tale va tutelata. In che modo? Con una impostazione legislativa chiara e semplice, e con un trattamento fiscale a misura, pensato per favorirne l’attività. Questo, sia chiaro, non per avere privilegi, ma per non rendere difficile un servizio di cui beneficia l’intera società.